NAVIGATION

mercoledì 17 ottobre 2018
Cultura

Il sivlì, il piccolo flauto tipico della Valle Imagna realizzato dal legno

Your Lead Paragrpah goes here

La Valle Imagna è una terra caratterizzata dalla presenza di artigiani. Dalla lavorazione del legno nascono pinocchi e flauti, tra i quali il più conosciuto è il sivlì, piccolo flauto a tre o sette fori che teneva compagnia a contadini e agricoltori.

Il Sivlì, flauto amato da grandi e piccini

Il Sivlì è un piccolo flauto a tre fori con un’estensione di otto note più la sensibile, ottenuta unendo l’apertura e la chiusura dei tre fori all’utilizzo del foro sul fondo. Di piccole dimensioni, il sivlì è nato dalla creatività dei valdimagnini.

Sulle origini di questo strumento sappiamo molto grazie al lavoro del Centro Studi Valle Imagna e di Valter Biella, musicista, liutaio e promotore etnomusicale della cultura bergamasca.

In passato questo piccolo gioiello musicale era diffuso tra grandi e piccini. Per i bambini era un giocattolo divertente e accessibile e lo si poteva sempre trovare nei mercati e nelle bancarelle di paese. Per i pastori, era uno strumento di compagnia durante il loro tempo passato nei campi.

sivlì flauti valle imagna

La costruzione dello strumento

I flauti sivlì erano di due tipi:

– il flauto grande con 7 fori sul fronte e uno alto sul retro, per il pollice. È conosciuto con il nome “sivlòt”, o anche siglòt. Questo strumento era costruito in un unico blocco di legno. Si utilizzavano la nisöla (il nocciolo) e l’acero (ašèr). Il blocco era ricavato da un pezzo di castagno “vecchio”.

– il flauto piccolo a 3 fori sul davanti, detto sìól. Anche questo era costruito in un unico pezzo di legno. Le essenze usate erano l’acero (ašèr), il ciliegio, e l’acero campestre (ašèr òpòl). Non si usava la nisöla (il nocciol0) perché lavorandola diventava pelosa. La zeppa era sempre in castagno.

I torni utilizzati per la costruzione dei sivlì erano a pedale o “a gamba”: l’artigiano doveva premerlo con il piede sull’asta in basso e subito dopo sollevarlo. Una corda legata all’asta superiore permetteva il movimento circolare del tornio. Per dare la forma al legno, si usavano gli strumenti generalmente posti ai lati del telaio.

sivlì flauti valle imagna

La tradizione valdimagnina del sivlì

Tra le famiglie più note nella costruzione di questi flauti si ricordano gli Angiolini di Brumano. Dal loro laboratorio, già attivo nel 1800, uscivano flauti e trombette. I loro strumenti hanno superato i confini della bergamasca, venendo distribuiti sulle bancarelle dei venditori ambulanti.

Gli Angiolini lavoravano artigianalmente i sivlì con l’uso di torni dalla lunga leva messi in movimento dal calcare dello stesso tornitore. Erede di questa lunga tradizione è stato Fortunato “Fortuno” Angiolini; dopo la sua morte i suoi figli si sono occupati di conservare il laboratorio con tutti gli strumenti del mestieri.

È stato grazie al loro contributo che il Centro Studi Valle Imagna ha potuto collezionare il materiale informativo per valorizzare e mantenere viva la memoria di questa tradizione antica di secoli.

Top